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Corato (BA): La “Jò a Jò” riconosciuta Patrimonio Immateriale della Regione Puglia

L’antico falò in onore di Santa Lucia entra ufficialmente nell’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale regionale ed è inserito nel progetto di censimento promosso da MiC, ICPI, UNPLI e UNESCO

Importante traguardo per la storia, la cultura e le radici della comunità coratina: la “Jò a Jò”, il tradizionale e suggestivo falò di Santa Lucia organizzato dalla Pro Loco “Quadratum”, è stata ufficialmente riconosciuta come Patrimonio Immateriale della Regione Puglia.

Un attestato di straordinario valore culturale che va ad aggiungersi all’inserimento della manifestazione nel progetto nazionale “Censimento del Patrimonio Culturale Immateriale”, promosso dal Ministero della Cultura (MiC) tramite l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI), in collaborazione con la Unione Nazionale Pro Loco d’Italia (UNPLI) e l’UNESCO.

La “Jò a Jò” rappresenta una delle tradizioni più viscerali e partecipate di Corato. Ogni anno, il 12 dicembre (alla vigilia della festa di Santa Lucia), la città si ritrova attorno al grande fuoco ben augurale che illumina e riscalda il centro cittadino.

Il nome stesso deriva dall’antica esclamazione dialettale di gioia intonata intorno alla pira crepitante. Tra sacro e profano, devozione popolare e momenti di convivialità con musica e degustazioni dei prodotti tipici della tradizione contadina, la “Jò a Jò” accende il tipico periodo natalizio coratino.

«Questo riconoscimento da parte della Regione Puglia, unito al prestigioso censimento promosso dal Ministero della Cultura, UNPLI e UNESCO, rappresenta per tutti noi un motivo di immensa gratitudine e orgoglio – sottolinea con emozione il Presidente della Pro Loco “Quadratum” Gerardo Strippoli – La Jò a Jò non è soltanto un evento nel nostro calendario, ma è il cuore pulsante della nostra identità e un ponte vivo tra le generazioni di Corato. Vedere tutelato e valorizzato questo rituale a livello regionale e nazionale premia il lavoro di tutti i volontari che negli anni hanno custodito la fiamma della nostra memoria cittadina.»